Omelia 21a Domenica. Tempo Ordinario. Anno C

«Passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme. 23Un tale gli chiese: “Signore, sono pochi quelli che si salvano?”. Disse loro: 24“Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. 25Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”.26Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. 27Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”. 28Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori. 29Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio.30Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi”».

“Signore, sono pochi quelli che si salvano?” (v. 23).

Anzitutto, il Vangelo di oggi, ci ricorda come l’uomo non-si-salva-da-sé ma ‘è salvato’. La sola volontà di Dio infatti è che «tutti gli uomini siano salvati» (1Tm 2, 4), e non che ‘si salvino!La salvezza è un dono da ricevere, non da procurarsi.

A tutti coloro che pensano di giungere al proprio compimento di persone umane (questa è salvezza), attraverso una serie di azioni come: l’ascolto della Parola, «tu hai insegnato nelle nostre piazze» (v. 26b), una costante vita eucaristica: «abbiamo mangiato e bevuto in sua presenza» (v. 26) e magari una vita morale irreprensibile, portata avanti anche con una buona dose di sacrifici, a tutti questi Gesù dice: Per voi, la porta della salvezza è chiusa! «Voi – proprio voi – non so di dove siete. Allontanatevi da me» (vv. 25b. 27).

Quelli che si salveranno, continua Gesù, saranno quelli che arriveranno da oriente ed occidente, da settentrione e mezzogiorno (v. 29) – luoghi dove da sempre risiedono i popoli maledetti e nemici storici di Israele! Proprio questi entreranno: «siederanno a mensa nel regno di Dio» (v. 29b), ovvero vivranno la comunione più alta con Dio.

È salvo solo chi è perduto!

 

La salvezza, l’essere raggiunti dall’Amore che unisce a sé e apre al compimento dell’umano, è dono” gratuito della ‘misericordia’ (dato che Dio è solo misericordia), per cui solo i ‘miseri’ potranno farne esperienza, e non “premio” per coloro che si sforzano attraverso i propri atti meritori e santi. Chi intende procurarsi la salvezza, è già perduto. Chi vive nella logica del merito, renderà vana la croce di Cristo, che è dono gratuito per tutti i ladroni crocifissi. 

Ma allora quel «sforzatevi di entrare per la porta stretta» (v. 24) come va interpretato?

Una cattiva lettura, perpetrata per secoli, ha prodotto più danni nel cristianesimo che secoli di ateismo e nichilismi di varia matrice culturale. Anzi, potremmo dire che proprio i più autentici ateismi perpetuatisi nella storia sono frutto naturale di un’interpretazione moralistica di questo versetto. Gesù non ha assolutamente voluto dire: sforzatevi con una vita morale e santa di entrare nel paradiso; sforzatevi di essere buoni, di amare, di non fare peccati… 

Anzitutto in greco non c’è sforzatevi bensì “lottate”.

Salvezza è dunque un lasciarsi raggiungere dall’amore di Dio. Per cui Gesù mi sta dicendo che devo lottare contro tutto ciò che impedisce di essere amato da Dio. E ciò che impedisce a Dio di amarmi non è il mio peccato, la mia debolezza, ma il non accogliere, non fare spazio in me al suo per-dono immeritato, perché troppo intento di guadagnarmelo.

Impedisco a Dio di amarmi ogni volta che penso che questo amore vada meritato. Impedisco a Dio di giustificarmi ogni volta che mi reputo sano e giusto. In questo caso lui non può venire a me, perché egli è venuto solo per gli ammalati  e gli ingiusti (cfr. Lc 5, 31). Gesù sta dicendo proprio a noi: “Lottate” (sforzatevi) contro la vostra presunta “ricchezza” spirituale (cfr. Lc 6, 24), i vostri meriti: se farete questo entrerete in me, perché finalmente potrò venire a prendere ciò che è perduto.

La porta sarà sempre stretta, anzi chiusa per ciascuno di noi se viviamo come schiavi dinanzi a un Dio padrone. E sarà larga solo per i miseri e i peccatori, perché di lì passerà il fiume della misericordia di Dio che come Padre si prende cura di tutti i suoi figli.

Qualcuno dinanzi a questo Vangelo sconvolgente dirà: allora è tutto ‘facile’, basta stare in un certo quietismo, magari continuando a peccare e aspettare che lui venga a salvarci. E invece no! Per questo Gesù dice: «lottate!». Ci vuole molta più forza per vivere da figli liberi e accettare di essere amati gratuitamente, che vivere da schiavi strisciando a terra come servi per guadagnarsi l’amore dinanzi ad un dio-padrone.

Ci vuole più forza ad aprire il pugno e stendere il palmo per ricevere il dono, che  serrarlo per conquistare il cielo con la propria volontà.