OMELIA 11a Domenica Tempo Ordinario. Anno C

«Uno dei farisei lo invitò a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. 37Ed ecco, una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo; 38stando dietro, presso i piedi di lui, piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo. 39Vedendo questo, il fariseo che l’aveva invitato disse tra sé: “Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!”. 

40Gesù allora gli disse: “Simone, ho da dirti qualcosa”. Ed egli rispose: “Di’ pure, maestro”. 41“Un creditore aveva due debitori: uno gli doveva cinquecento denari, l’altro cinquanta. 42Non avendo essi di che restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?”. 43Simone rispose: “Suppongo sia colui al quale ha condonato di più”. Gli disse Gesù: “Hai giudicato bene”. 44E, volgendosi verso la donna, disse a Simone: “Vedi questa donna? Sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato l’acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. 45Tu non mi hai dato un bacio; lei invece, da quando sono entrato, non ha cessato di baciarmi i piedi.46Tu non hai unto con olio il mio capo; lei invece mi ha cosparso i piedi di profumo . 47Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco”. 48Poi disse a lei: “I tuoi peccati sono perdonati”. 49Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: “Chi è costui che perdona anche i peccati?”. 50Ma egli disse alla donna: “La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!”. 1In seguito egli se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio. 2C’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria, chiamata Maddalena, dalla quale erano usciti sette demòni; 3Giovanna, moglie di Cuza, amministratore di Erode; Susanna e molte altre, che li servivano con i loro beni». (Lc 7, 36-8, 3)

 

 

«È una peccatrice», esclama l’irreprensibile Simone parlando di questa donna ferita accovacciatasi ai piedi di Gesù.

Simone guarda, interpreta, giudica a partire dalla Legge, sempre così chiara e distinta. Usa la Legge come chiave interpretativa della persona. Per questo non ha dubbi su chi merita essere dentro e chi invece è giusto stia fuori, chi è puro e chi è impuro, chi è santo e chi invece è peccatore, chi è buono e chi è cattivo.

Usare la Legge, la norma come ultimo metro di giudizio sull’uomo, è sempre un atto riprovevole.

Le persone non possono essere definite, etichettate e giudicate in base ad una legge, divina o civile che sia. E Gesù questo lo sa bene. Sa che questa donna è oltre ogni legge che la considera impura, peccatrice, e perciò obbligata a disertare certi ambienti, soprattutto le case di stimabili uomini religiosi. Sa che l’essere umano è sempre ‘oltre’ ogni legge; per lui è piuttosto l’uomo ad essere assurto a criterio e misura della bontà di ogni legge, divina o civile che sia: «Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato!» (Mc 2, 27).

 

Simone guarda questa donna con l’idea religiosa che la salvezza derivi dall’osservanza scrupolosa della norma, e diviene immediatamente disumano, ipocrita, anche virtuoso ma di una virtù senza amore, in grado di incasellare l’altro in una scacchiera bianca e nera, senza possibilità di riscatto.

Gesù guarda questa donna e vede oltre, e ne contempla già una santa; scorge il germe della ‘possibilità’ incastonato nel cuore di tutti, anche del più grande criminale e visibile solo a chi ha un cuore grande.

Simone giudica, ossia imprigiona questa donna in ciò che ha fatto, la condanna senza appello bloccandola a vita all’interno della cornice dei suoi errori, identifica la sua vita con la sua colpa.

Ma l’uomo non coincide mai con il male che fa. Per questo Gesù perdona, ossia rompe la cornice e dice a ciascuno che il suo cuore è più grande del suo male, delle sue ferite.

L’amore apre orizzonti.

«Una persona non cambia puntandole il dito facendole vedere i dieci difetti che ha, ma può cambiare solo se le fai vedere l’unica cosa bella che ha» (Luigi Verdi).

Simone in nome della sua concezione religiosa, frena  la vita, la blocca, le impedisce di maturare. Gesù invece porta avanti la vita, aiuta a farla sbocciare, è Luce che fa crescere. Quante volte nel Vangelo Gesù dice alle persone segnate dal male: «Va’…».

Vai avanti’, è l’imperativo dell’amore.

 

Per Simone questa donna è solo una peccatrice. Invece Gesù – lo sguardo di Dio – non ha mai peccatori davanti sé, egli non vede uomini e donne che hanno infranto la legge, disobbedito un comando, trasgredito precetti, ma solo persone che si sono fatte del male fallendo la vita, sbagliando il bersaglio della felicità, pagando a volte un prezzo altissimo per ferite inferte loro magari da tempi immemorabili e che finalmente si sentono dire “Adesso va’ in pace…”.

 

 

Tua natura è di essere Amore

                                   inesauribile fonte

                                    di ogni amore:

                                   Amore che te rovina

                                   e noi redime…” (Turoldo)