OMELIA II domenica di Quaresima. Anno A

Mt 17, 1-9
Dove conduce un cammino eminentemente umano? Ad essere divini.
Gesù è stato l’uomo talmente umano da fare esperienza di sé come Dio: ‘Io e il Padre siamo una cosa sola’ (Gv 10, 30).
Occorre ‘rinascere dall’alto’ (Gv 3, 3), continuamente. Venuti alla luce ora occorre diventare umani.
Sebbene nessuno abbia potuto decidere di venire alla vita, non è possibile vivere da uomini senza decidere di esserlo.
Sì, occorre decidere di “rinascere” a ogni istante: pena restare semplici ghiande, benché dentro di noi vi sia la quercia che avremmo potuto essere.
Gesù è l’uomo che attraverso la morte del sé, ha potuto costatare questa metamorfosi, la trasformazione dell’essere conducendolo di fatto alla croce – ultima stazione dell’amore – e quindi alla pienezza dell’umano.
La vittoria sull’io e sul ‘mio’ è il terreno dove la vita può fiorire.
Questo cammino di pienezza, di compimento, di metamorfosi spetta ora a ciascuno di noi. Siamo bruchi chiamati a volare come farfalle, previa la morte del sé. Ma attenzione: non è data ‘trasfigurazione’ per chi vive nella distrazione: «L’immortalità è assenza di distrazione» (dalla tradizione indù).
Se intraprendiamo questa via della consapevolezza di ciò che possiamo essere e viviamo radicati nell’amore, lentamente, senza accorgercene, divenute persone umane complete – trasfigurate – ci ritroveremo a vincere anche l’ultimo ostacolo che ci si parerà dinanzi, la morte.