OMELIA Domenica delle Palme. Anno A

Lettura della Passione di Gesù secondo Matteo. (Mt 26, 14-27,66)

Nel racconto della passione di Gesù, tutti compiono ciò che non avrebbero voluto compiere.

Pietro non avrebbe mai voluto rinnegare il suo Signore, ma poi cade dinanzi ad una serva da cortile.

Giuda tradisce, ma poi si pente in maniera tragica.

Pilato non avrebbe mai voluto consegnare il Nazareno nelle mani degli odiati giudei, ma poi cede per biechi calcoli politici.

‘Lo spirito è forte, la carne debole’ ebbe a dire una volta Gesù.

Quanto siamo realmente colpevoli del male che facciamo?

 

Solo le donne nel racconto della passione, pensano e così fanno. Volontà e azione finalmente – in loro – coincidono, perché si fidano dei sogni, come la moglie di Pilato che dirà al marito: «Non avere a che fare con quel giusto, perché oggi in sogno sono stata molto turbata per causa sua» (v. 19).

Chi si fida ancora dei sogni di giustizia, di amore e compassione?

Occorrerebbe che tutti ci si portasse dentro un sentire femminile e materno, sapere cioè che la vita non può morire. La donna sa – perché lo sente dentro – che nel duello tra morte e amore, chi vincerà sarà sempre l’amore e ciò che al massimo potrà accadere sarà un terremoto (v. 51) che spalancherà i sepolcri permettendo alla vita di uscire, come la vita da un guscio d’uovo.

 

Nel Vangelo c’è un sapere femminile enormemente superiore a quello degli uomini. Esse sanno che meno si opera più si crea, che la vita può scaturire da sé per via negativa e non necessariamente perché si è posto in essere un’azione. Che il divino ce lo portiamo dentro e basta lasciargli spazio perché possa compiersi, come Maria che ha dato alla luce la Luce, senza concorso d’uomo.

 

Esse hanno compreso, come la Maddalena, in cosa consista l’amore. Per questo che ha ‘insistito’ davanti a quel sepolcro, perché ha creduto fermamente che il seme caduto nel terreno prima o poi avrebbe portato frutto, sarebbe sbocciato. Come in realtà è accaduto.

 

Le donne sanno che «si può sigillare un sepolcro, si può persino metterci davanti una guardia, ma non si può impedire che la vita abbia inizio in coloro che l’hanno compresa» (E. Drewermann).