OMELIA IV domenica di Avvento. Anno C

Lc 1, 39-45

Dinanzi all’annuncio dell’angelo, Maria s’è fatta ‘accoglienza’ dell’improbabile, ha detto sì al non previsto, all’impossibile, perché la vita altro non è che apertura all’imprevedibile.
Infatti il possibile – ricorda Jacques Derrida – non porta con sé mai alcun mistero.
Affinché vi possa essere ‘evento’, perché l’altro – il sorprendente – possa rivelarsi per ciò che è, è necessario fare esperienza dell’impossibile: non attendersi nulla se non l’inatteso. Altrimenti avremo solo ripetizione, ‘déjà vu’.
Dunque Maria appena fatta esperienza dell’impossibile, «si alzò e andò in fretta» a far visita ad una donna bisognosa di aiuto (v. 39).
A muoverci sarà sempre una forza, un’energia che ci portiamo dentro ma che rischia di rimanere sopita se non si rimane aperti all’azione di un Altro riconosciuto nella sua totale oggettività.
È importante fare esperienza del divino in noi, aprirci alla sua azione, silenziosamente lasciare che ci imbeva di lui: solo allora la nostra carne sarà manifestazione di Dio – questo è mistero dell’incarnazione – e potremo finalmente rialzarci dalle nostre paralisi e cominciare a camminare e prenderci cura di qualcuno.
Altrimenti sarà tutto e solo moralismo: dovere di fare il bene.

Il brano di oggi, potrebbe inoltre guarirci da una grande malattia del nostro tempo: l’incapacità dello stupore. Rischiamo di non stupirci più di nulla. Tutto è già noto, già dato, scontato, prevedibile, immaginabile. Non c’è più spazio per il Mistero, ossia la ferma certezza che la realtà non è tutta come appare, ma infinitamente altra.
Per questo anche la religione sa di stantio, di vecchio. S’è limitata a fare archeologia del sacro, e i preti ridotti alla stregua di bravi antiquari, cultori della cenere piuttosto che custodi del fuoco.

Che il Natale sia esperienza dell’acqua che fa fecondare, del fuoco che accende le potenze assopite, dell’aria che torna a far respirare e della terra che fa germogliare vita nuova.
Auguri!