OMELIA XXII domenica del Tempo Ordinario. Anno C

Lc 14, 1.7-14

Il Vangelo ci consegna una legge nascosta, che attraversa la vita e la natura: ciò che si innalza troppo, cade; ciò che si abbassa, trova slancio e sostegno.

La sapienza orientale, nel Tao Te Ching ce lo ricorda con un’immagine limpida: «Il santo pone il suo corpo nell’ultima fila, eppure viene messo davanti. Egli pone il suo corpo ai margini, eppure è protetto» (VII). E ancora: «Il mare è il re di cento fiumi perché sta più in basso di essi. Perciò può regnare su di loro» (LXVI). L’acqua insegna: non compete, non resiste, ma nel suo fluire porta e sostiene.

Accade qualcosa quando smettiamo di agitarci, di lottare per il primo posto. Gesù stesso ci invita: «Imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime» (Mt 11,29). È come imparare a nuotare: finché ci dimeniamo affondiamo; solo nella resa, nella fiducia alla corrente, scopriamo di essere portati.

«Chi si innalza sarà abbassato, e chi si abbassa sarà innalzato»: non perché vi sia un Dio che punisce o premia, ma perché il reale stesso funziona così. È una sorta di legge di natura, inscritta nel cuore delle cose. Simone Weil scriveva: «L’umiltà è l’occhio limpido che non si fissa su di sé» (La pesanteur et la grâce). Quando non siamo più centrati sul nostro io, la vita stessa ci sostiene.

Il bambino, che non rivendica posti d’onore, è l’immagine scelta da Gesù: «Se non diventerete come bambini, non entrerete nel regno dei cieli» (Mt 18,3). Quando cesseremo di giocare la nostra vita sul potere, il successo, l’avere, scopriremo una leggerezza nuova. È una morte paradossale, che in realtà è vita. Dostoevskij lo chiamava «la forza tremenda dell’umiltà, che nulla può vincere» (da I fratelli Karamazov).

Essere umili non significa altro che ricordarsi d’essere fatti di terra, humus: silenziosa, accogliente, feconda.

La terra non compete, eppure tutto fiorisce da lei.