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La sapienza di un povero

Oggi ricorre la festa di uno dei più grandi santi della cristianità, riconosciuto come un gigante spirituale anche da altre tradizioni religiose come l’Islam e l’Induismo: san Francesco d’Assisi.

Tra le cose più belle che ho letto sul poverello, ricordo  “Francesco d’Assisi, una alternativa umana e cristiana”, di Leonardo Boff, già recensito in questo Blog in data 11 novembre 2016. Ma c’è un altro piccolo libretto indimenticabile su Francesco, “La sapienza di un povero” di Éloi Leclerc. L’autore si sofferma soprattutto sul momento di crisi del santo d’Assisi, con una delicatezza e profondità sorprendenti. Riporto di seguito uno stralcio del libro, un dialogo tra Francesco e il suo fidato amico Frate Leone,

«– Sai tu fratello, in che cosa consiste la purezza del cuore? – chiese frate Francesco.

– Nel non aver nessuna colpa da rimproverarsi – ribatté Leone senza esitare.

– Allora comprendo la tua tristezza – soggiunse Francesco – giacché abbiamo sempre qualcosa da rimproverarci.

– Si – soggiunse Leone – ed è questo pensiero che mi fa disperare di attingere un giorno la purezza del cuore.

– Ah, Frate Leone – credimi, ribatté Francesco; – non ti preoccupare tanto della purezza dell’anima tua. Volgi lo sguardo a Dio. Ammiralo, rallegrati di lui che è tutto e soltanto santità. Rendigli grazia per lui stesso. Questo, significa avere il cuore puro. E quando ti rivolgi a Dio così, guardati bene dal tornare a ripiegarti su te stesso. Non chiederti mai a che punto sei con Dio. La tristezza che provi nel sentirti imperfetto e peccatore è un sentimento umano, troppo umano. Bisogna guardare più in alto, molto più in alto. C’è Dio, l’immensità di Dio e il suo inalterabile splendore. Il cuore puro è quel cuore che non cessa di adorare il Signore vivo e vero. Il cuore puro non si interessa che alla esistenza stessa di Dio, ed è capace, pur in mezzo alle sue miserie, di vibrare al pensiero dell’eterna innocenza e dell’eterna gloria di Dio. Un cuore siffatto è al tempo stesso sgombro e ricolmo. Gli basta che Dio sia Dio. In questo pensiero il cuore trova tutta la sua pace, e tutta la sua gioia. E Dio stesso diventa allora tutta la sua santità.

– Dio, nondimeno, esige da noi che ci si sforzi di essergli fedeli – fece osservare Leone.

– Sì, senza dubbio. – disse Francesco – Ma la santità non consiste in un compimento del proprio essere, né in uno stato di pienezza. La santità consiste, in un vuoto che si scopre in noi e si accetta, e che Dio ricolma di sé nella misura in cui ci si apre alla sua pienezza. La nostra miseria, se viene accettata, diventa lo spazio libero dove Dio può ancora creare. Il Signore non consente a nessuno di togliergli la gloria. Egli è il Signore, l’Essere unico, il solo Santo. Ma prende per mano il povero, lo estrae dal suo fango e lo invita a sedere fra i principi del suo popolo, perché prenda visione della sua gloria». (Éloi Leclerc, La sapienza di un povero)