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Margherita Porete

Margherita Porete

Margherita Porete, Lo specchio delle anime semplici, San Paolo

Oggi, 1° giugno, ricorre l’anniversario di un triste evento. In questo giorno, nel lontano 1310, in Place de Grève a Parigi, fu bruciata viva – per mano della Chiesa – Margherita Porete, donna straordinaria e una delle più grandi mistiche della storia occidentale.

Sua colpa fu di non aver ritrattato il contenuto di un suo scritto, passato alla storia col titolo “Lo specchio delle anime semplici”, fortunatamente giunto sino a noi e pubblicato ancora oggi in traduzione italiana.

Il pensiero della Porete, si avvicina molto a quello della cosiddetta mistica renana, e quindi al suo più alto esponente Meister Eckhart (1260-1328).

Per Margherita la comunione-unione con Dio è possibile a patto che si viva un amore-senza-desiderio, relativizzando ogni contenuto. Infatti l’amore comune è sempre un desiderare-qualche-cosa, un desiderare-per.

Giungere a fare esperienza dell’Assoluto significa scartare il “meno” e entrare nell’Intero (l’Uno), rifiutare ogni oggettivazione dei contenuti transeunti, oltrepassando forme e concetti, raggiungendo così l’essenza. L’amore deve diventare non-amore, solo sovrabbondante pienezza.

L’anima semplice, finalmente distaccata da tutto, possiede il Tutto: la volontà vuole ogni cosa, ma per anelare all’Intero deve non desiderare nulla; in questo modo l’anima diventa l’Amore stesso. Si capisce che per chi giunge a questo stato di unione, di identità con l’Uno, non ha più bisogno di cercare e di pregare, se per preghiera s’intende un ‘perseguire un fine’.

Si noti come il non-amore della Porete sia equiparabile alla concezione buddhista del Nirvana come pienezza del Nulla.

L’anima semplice è per la Porete quella donna e quell’uomo la cui anima riconosce se stessa come Dio, e Dio presente in tutte le forme del mondo manifestato.

La Chiesa ha sempre guardato con sospetto ogni via mistica, ossia quella forma di spiritualità che trascende contenuti, concetti, mediazioni, e quindi tutte le affermazioni teologiche assolutizzate. In una parola, la Chiesa ha avuto paura – e continua ad averne – per ogni spiritualità che non si accontenta di un Dio pensato, perché come diceva Maister Eckhart: «Non appena svanisce il pensiero, svanisce pure quel Dio».

L’esperienza mistica non si esaurisce nella sfera religiosa e nella terminologia religiosa di una confessione. La Realtà Ultima non si lascia circoscrivere dalla religione. Dio coglie sempre di sorpresa. 

Il divino è la natura più profonda dell’uomo, e quando l’uomo ne percepisce la presenza, la sua vita acquista un senso. E il modo di vivere questo divino in sé, la propria ‘religiosità’, non è detto che debba rispecchiare necessariamente quella della tradizione ecclesiastica.

Ma purtroppo, l’anniversario di oggi dimostra che chi ci ha creduto, ha vissuto pure nella sua carne conseguenze drammatiche.

«Che dolce trasformazione venir mutata in ciò ch’io amo più di me. Sono a tal punto trasformata da aver perduto il nome mio per amare, io che so amare tanto poco; è in Amore che sono trasformata, perché io altro non amo che l’Amore» (Margherita Porete, in ‘Lo specchio delle anime semplici’)