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Avvelenatori di silenzio

«E poi c’è il silenzio colpevole. Sono i piccoli silenzi vigliacchi che avvelenano il corpo sociale: la viltà davanti alla sofferenza del lutto collettivo, gli occhi chiusi dinanzi alle mille piccole infamie che si verificano intorno a noi, la vigilanza fiacca, la mano che non ho teso al momento opportuno, la scenetta anodina di razzismo o di non rispetto o di brutalità, di cui sono testimone e davanti alla quale giro gli occhi, il lento insediamento d’un cancro di indifferenza, che ci ha descritto Hanna Arendt analizzando l’ascesa del fascismo e mostrandoci che il corpo vivo del fascismo non è costituito da azioni brutali, enormi, visibili, ma al contrario dalle mille negligenze, da mille accettazioni, da mille indifferenze, da mille alzate di spalle, ignavie, compromessi che degradano una società e la fanno imputridire.
E così esistono avvelenatori di silenzio, come esistono inquinatori di sorgenti» (Christiane Singer)