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Da carbone in diamante…

La preghiera è aprirsi all’azione dello Spirito, che ci trasforma da carbone in diamante, e questo perché ci facciamo lentamente capaci di lasciarci attraversare dalla luce, capacità appunto del diamante, negata al carbone. Dobbiamo accettare serenamente il nostro materiale di costruzione di partenza, per quando simile al carbone possa essere. Poi la preghiera, compirà – per grazia – la sua lenta opera di trasformazione.

La preghiera è lo spazio in cui l’uomo può raccogliersi e ricomporsi «dopo aver camminato in mezzo ai rovi a cui ha lasciato attaccato brandelli di anima» (Michele Do).

O per dirla con un antico detto nepalese, «abbiamo corso troppo, ora occorre fermarci e permettere all’anima di raggiungerci». Le molte cose che facciamo, al massimo ci ‘occupano’ e ci ‘preoccupano’, ma rimangono mute, non dicono l’essere, non rivelano chi siamo veramente, rischiando così di ritrovarci – a sera – vuoti.

La preghiera è un ritrovare se stessi e un essere restituiti a noi stessi.

Un germe divino è dentro di noi

Le beatitudini, non sono un dovere da assolvere, ma nella misura in cui sono interiorizzate e vissute sono irradiazioni dell’essere, dell’essere trasfigurato dallo Spirito, sono la trasparenza di una raggiunta pienezza, di una raggiunta verità interiorizzata.

Gesù nel suo vangelo non ci dà delle norme, delle leggi, ma ci indica delle vette.

Gesù ha realizzato un rinnovamento radicale del cammino religioso dell’uomo, perché ci ha fatto capire che l’uomo non è grande davanti a Dio quando è nel tempio, ma che l’uomo è grande perché il tempio, la presenza di Dio è dentro di lui, nel suo cuore. In questo modo Gesù ha restituito l’uomo a sé stesso, alla sua grandezza sacra.

Ciascuno di noi porta in sé l’immagine di Dio, come dice S. Giovanni nella sua prima lettera, “Un germe divino è dentro di noi”, germe, seminato nella zolla oscura del nostro essere, che emerge dal nulla e dall’oscurità primitiva. I padri parlavano di logos spermaticòs, di un logos, di un’immagine germinale che è nel cuore di ognuno di noi, così che l’uomo è creato a immagine e somiglianza di Dio. Nell’orizzonte evangelico, non c’è una legge imposta dall’esterno da un Dio creatore, ma nel cuore dell’uomo c’è “un pensiero di amore e un sogno di bellezza”, che Dio ha sognato per ognuno di noi.

L’uomo non è chiamato, dunque, ad obbedire a una legge, ma a dare carne, a dare concretezza, a dare un volto al Logos di Dio, a quel pensiero d’amore e a quel sogno di bellezza, che Dio ha sognato per ognuno. Siamo chiamati ad essere tutti come Gesù, che è arrivato ad essere sacramento di Dio.

Interiorizzando Dio, come il fiore interiorizza e si nutre di luce, l’uomo diventa capace di fare le cose di Dio, come ha fatto Gesù, anzi Gesù dice: “Farete cose anche più grandi, di quante io ho fatto”. Radicati in Dio, immanente dentro di noi, presenza silenziosamente e miracolosamente operante in noi, possiamo vivere e affrontare tutte le cose ad modum Dei, alla maniera di Dio, anche nei momenti più negativi.

(Michele Do, Per una lettura creativa del Cristianesimo)