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Vivere guidati dall’etica dell’attenzione e della cura

“Viviamo vite che non sono nostre, rispondiamo a interrogativi che nessuno ci ha formulato, ci lamentiamo di malattie di cui non soffriamo, aspiriamo a ideali altrui e sogniamo i sogni di altri: non esagero, è così! Quasi tutti i nostri progetti di felicità sono chimerici, le idee che diciamo di accarezzare non sono nostre. Le nostre aspirazioni sono quelle dei nostri genitori e ci innamoriamo addirittura di persone che in realtà non ci piacciono.

Cosa ci ha spinti a soccombere ad una simile impostura?

Perseguo qualcosa che nel fondo non desidero, lotto per qualcosa che mi è indifferente, ho una casa intercambiabile con quella del mio vicino, faccio un viaggio e non vedo nulla, vado in vacanza e non mi riposo, leggo un libro e non lo capisco, ascolto una frase e sono incapace di ripeterla.

Com’è possibile che io non mi commuova davanti a un bisognoso, che non risponda alle domande che mi rivolgono, che io guardi sempre dall’altra parte e non stia dove di fatto mi trovo?

Per questo mi son deciso di alzarmi in piedi e aprire gli occhi. Ho deciso di mangiare e bere con moderazione, dormire il necessario, scrivere solo il necessario a rendere migliori coloro che mi leggeranno, astenermi dalla cupidigia, e non compararmi mai coi miei simili. Ho anche deciso di innaffiare le mie piante e prendermi cura di un animale. Visiterò i malati, converserò con i solitari.

Vivrò dunque guidato dall’etica dell’attenzione e della cura» (Pablo d’Ors, Biografia del silenzio).

Biografia del silenzio

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Pablo d’Ors, Biografia del silenzio. Vita e Pensiero

Questo breve saggio, poco più di novanta pagine, è stato un autentico fenomeno editoriale in Spagna, dove uscì nel 2012.

Ora in Italia, dove è stato tradotto nel 2014, sta conoscendo una grande diffusione soprattutto grazie al passaparola.

È un libro che lascia il segno, testimonianza forte di un uomo che dopo anni di meditazione mette nero su bianco le sue sensazioni, descrivendo – per quanto le parole possano permetterglielo – una lenta ma inarrestabile trasformazione interiore. Il racconto di come l’ascolto del silenzio e della propria interiorità possano far rinascere, e di come la meditazione quotidiana possa far intraprendere un viaggio del tutto particolare, ossia «abbandonare lo stato in cui sono immersi i nostri giorni, quell’atmosfera tossica di affanno, ricerca di emozioni, intorpidimento e, soprattutto, paura della vita. “Viviamo sì, ma molto spesso siamo morti”. Fermarsi e rimanere in silenzio, coltivando l’attenzione a sé e alla vita che accade: questa pratica fa incontrare desideri interiori, miraggi, spaesamenti; conosce la fatica, il tedio, la distrazione. Ma perseverare genera misteriosamente, in tempi e modi non prevedibili, frutti insperati: non solo una pace profonda e il contatto con l’io autentico, ma soprattutto un’intensa partecipazione alla vita così come ci viene incontro. Diversamente dai nostri sogni la vita non delude mai. “Non c’è nulla da inventare, basta ricevere quello che la vita ha inventato per noi”».

La meditazione

La quantità di esperienze serve solo a stordirci. L’uomo non è fatto per la quantità ma per la qualità. Non è questione di spazio bensì di profondità.

Le piante più belle e i pesci più belli stanno in profondità, dove l’acqua è calma. In superficie c’è solo vivacità, quella che noi preferiamo, ma la vita sta sotto. Non nei marosi dell’esperienze, ma nella calma della profondità. Ecco, la meditazione porta giù.

La meditazione ti fa scoprire che si può vivere ‘senza’, cioè senza pensare, progettare, immaginare. Semplicemente stare al mondo. 

Normalmente viviamo dispersi, cioè fuori di noi. La meditazione ci riporta a casa, ci insegna a convivere col nostro essere. Senza essere concentrati in ciò che siamo realmente, la vita non può essere umana. 

L’uomo comincia a vivere nella misura in cui smette di sognarsi. 

La meditazione è una pratica dell’attesa, ma di cosa? Di niente e di tutto. È un’attesa gratuita, cioè non dettata dalla richiesta, ma di ciò che vuole giungere. Se si attendesse ciò che si è chiesto, vuol dire che ci sarebbe ancora del desiderio di qualcosa che ci manca. Meditando, in maniera ‘inattiva’, si comprende meglio che il mondo non dipende da me, e che le cose sono come sono indipendentemente dal mio intervento. Tutti i pensieri e le idee ci allontanano da noi stessi.

Tu sei quel che resta quando scompaiono i tuoi pensieri.  (Pablo d’Ors)