La meditazione

La quantità di esperienze serve solo a stordirci. L’uomo non è fatto per la quantità ma per la qualità. Non è questione di spazio bensì di profondità.

Le piante più belle e i pesci più belli stanno in profondità, dove l’acqua è calma. In superficie c’è solo vivacità, quella che noi preferiamo, ma la vita sta sotto. Non nei marosi dell’esperienze, ma nella calma della profondità. Ecco, la meditazione porta giù.

La meditazione ti fa scoprire che si può vivere ‘senza’, cioè senza pensare, progettare, immaginare. Semplicemente stare al mondo. 

Normalmente viviamo dispersi, cioè fuori di noi. La meditazione ci riporta a casa, ci insegna a convivere col nostro essere. Senza essere concentrati in ciò che siamo realmente, la vita non può essere umana. 

L’uomo comincia a vivere nella misura in cui smette di sognarsi. 

La meditazione è una pratica dell’attesa, ma di cosa? Di niente e di tutto. È un’attesa gratuita, cioè non dettata dalla richiesta, ma di ciò che vuole giungere. Se si attendesse ciò che si è chiesto, vuol dire che ci sarebbe ancora del desiderio di qualcosa che ci manca. Meditando, in maniera ‘inattiva’, si comprende meglio che il mondo non dipende da me, e che le cose sono come sono indipendentemente dal mio intervento. Tutti i pensieri e le idee ci allontanano da noi stessi.

Tu sei quel che resta quando scompaiono i tuoi pensieri.  (Pablo d’Ors)

3 thoughts on “La meditazione

  1. Andare in profondità è andare al centro dell’anima o della persona o del castello, per dirla con S. Teresa.
    Il centro è ciò che non è alla periferia, è ciò che costituisce il cuore di una realtà, la sua dimensione più interna e profonda. Andare verso il centro significa quindi essere capaci di distacco e di approfondimento, di silenzio e di ascolto interiore. La meta del viaggio è la scoperta di noi stessi in Dio e di Dio in noi,come ci dice S. Paolo: “La vostra vita è nascosta con Cristo in Dio”. Ci vuole molto tempo e molto esercizio per riconoscere che l’ultimo abitante della nostra vita in più è Dio. Non è così automatico, già ci mettiamo del tempo ad abituarci che le persone che amiamo abitino la nostra interiorità! Figurarsi per accettare, accogliere, essere consapevoli di cosa significa che ancora più sotto, colui che abita la più profonda intimità di noi stessi è Dio. Ci va’ una vita. I monaci passano un vita in contemplazione per abituarsi a questa idea, che la tua casa/castello interiore non è più completamente a tua disposizione, perché c’è un A/altro….e ti senti un po’ espropriato.

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