27 gennaio. Giorno della memoria

Sto rileggendo Il sistema periodico di Primo Levi, pubblicato nel 1975. Racconti fantastici e autobiografici – compresa l’esperienza nell’inferno di Auschwitz – curiosamente associati ad un elemento chimico.

Nel terzo capitolo, Zinco, Levi scrive: «Il così tenero e delicato zinco, così arrendevole davanti agli acidi, che se ne fanno un solo boccone, si comporta invece in modo assai diverso quando è molto puro: allora resiste ostinatamente all’attacco. Se ne potevano trarre due conseguenze filosofiche tra loro contrastanti: l’elogio della purezza, che protegge dal male come un usbergo; l’elogio dell’impurezza, che dà adito ai mutamenti, cioè alla vita. Scartai la prima, disgustosamente moralistica, e mi attardai a considerare la seconda, che mi era più congeniale. Perché la ruota giri, perché la vita viva, ci vogliono le impurezze, e le impurezze delle impurezze: anche nel terreno, come è noto, se ha da essere fertile. Ci vuole il dissenso, il diverso, il grano di sale e di senape: il fascismo non li vuole, li vieta, e per questo tu non sei fascista; vuole tutti uguali e tu non sei uguale. Ma neppure la virtù immacolata esiste, o se esiste è detestabile».

Pensiero di un’attualità impressionante. Mai come oggi abbiamo necessità dell’impurezza e della contaminazione, perché la vita morta si rimetta in moto, e la terra stantia torni ad essere feconda. Abbiamo necessità di innestare nell’odierno rigurgito di purezza -religiosa, civile e politica – che si respira, il coraggio del dissenso e il sacrosanto diritto alla diversità. Non sarà l’essere immacolati a salvarci, ma essere finalmente uomini e donne in pienezza, che pur infangati e feriti per la propria indomabile fragilità, hanno sperimentato il brivido, anche se leggero, della felicità.

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