Etty Hillesum, Diario

Etty Hillesum, Diario, Adelphi

A ventisette anni, Etty Hillesum ebrea olandese (1914 -1943), comincia a scrivere il suo Diario dietro invito di Julius Spier, psico-chirologo, una sorta di autoanalisi attraverso lo stream of consciousness (flusso di coscienza) affermatosi in campo psicanalitico con Freud e in quello letterario con James Joyce alcuni anni prima.

Tre anni di scrittura, dal 1941 al 1943, che testimoniano il lento cammino verso una maturità umana e spirituale impressionante. Etty e il suo Diario – vero e proprio patrimonio dell’umanità – rimangono per noi un faro di speranza, in quanto capaci di testimoniare come anche in un contesto ‘inaudito’ e infernale quale la repressione nazista e il vivere in un campo di smistamento, è possibile continuare a sperare e portare a compimento la propria piena statura umana di uomini e donne.

Un lento cammino di conoscenza della propria interiorità e di quel principio vitale che Etty ‘per comodità’ impara a chiamare Dio. Un Dio presente nel profondo del proprio pozzo interiore, non da produrre, ma in grado di scaturire naturalmente, come acqua da una sorgente.

La via principale per incontrarlo sarà semplicemente inginocchiandosi, e così entrarne in contatto per poi sperimentare che la propria vita viene immessa in un contesto più ampio, sino a dilatarsi in pienezza, per poi costatare di essere in grado di vincere anche l’odio nei confronti di chi compie il male più grande.

Etty morirà nel campo di sterminio di Auschwitz, presumibilmente il 30 novembre 1943.

Dal Diario.

Dentro di me c’è una sorgente molto profonda. E in quella sorgente c’è Dio. A volte riesco a raggiungerla, più sovente essa è coperta da pietre e sabbia: allora Dio è sepolto. Allora bisogna dissotterrarlo di nuovo. M’immagino che certe persone preghino con gli occhi rivolti al cielo: esse cercano Dio fuori di sé. Ce ne sono altre che chinano il capo nascondendolo fra le mani, credo che cerchino Dio dentro di sé […].

Certo che ogni tanto si può esser tristi e abbattuti per quel che ci fanno, è umano e comprensibile che sia così. E tuttavia: siamo soprattutto noi stessi a derubarci da soli. Trovo bella la vita, e mi sento libera. I cieli si stendono dentro di me come sopra di me. Credo in Dio e negli uomini e oso dirlo senza falso pudore. La vita è difficile, ma non è grave. Dobbiamo cominciare a prendere sul serio il nostro lato serio, il resto verrà allora da sé: e “lavorare a se stessi” non è proprio una forma d’individualismo malaticcio. Una pace futura potrà essere veramente tale solo se prima sarà stata trovata da ognuno in se stesso – se ogni uomo si sarà liberato dell’odio contro il prossimo, di qualunque razza o popolo, se avrà superato quest’odio e l’avrà trasformato in qualcosa di diverso, forse alla lunga in amore se non è chiedere troppo. È l’unica soluzione possibile. E così potrei continuare per pagine e pagine. Quel pezzetto d’eternità che ci portiamo dentro può essere espresso in una parola come in dieci volumoni. Sono una persona felice e lodo questa vita, la lodo proprio, nell’anno del Signore 1942, l’ennesimo anno di guerra.

La sofferenza non è al di sotto della dignità umana. Cioè: si può soffrire in modo degno, o indegno dell’uomo. Voglio dire: la maggior parte degli occidentali non capisce l’arte del dolore, e così vive ossessionata da mille paure. E la vita che vive la gente adesso non è più una vera vita, fatta com’è di paura, rassegnazione, amarezza, odio, disperazione. Dio mio, tutto questo si può capire benissimo: ma se una vita simile viene tolta, viene tolto poi molto? Si deve accettare la morte, anche quella più atroce, come parte della vita. E non viviamo ogni giorno una vita intera, e ha molta importanza se viviamo qualche giorno in più, o in meno? Io sono quotidianamente in Polonia, su quelli che si possono ben chiamare dei campi di battaglia, talvolta mi opprime una visione di questi campi diventati verdi di veleno; sono accanto agli affamati, ai maltrattati e ai moribondi, ogni giorno – ma sono anche vicina al gelsomino e a quel pezzo di cielo dietro la mia finestra, in una vita c’è posto per tutto. Per una fede in Dio e per una misera fine.

Io non odio nessuno, non sono amareggiata. Una volta che l’amore per tutti gli uomini comincia a svilupparsi in noi, diventa infinito.

Si deve anche essere capaci di vivere senza libri e senza niente. Esisterà pur sempre un pezzettino di cielo da poter guardare, e abbastanza spazio dentro di me per congiungere le mani in una preghiera.

Mi sembra infantile pregare perché un altro stia bene: per un altro si può solo pregare che riesca a sopportare le difficoltà della vita. E se si prega per qualcuno, gli si manda un po’ della propria forza.

3 thoughts on “Etty Hillesum, Diario

  1. A me è piaciuto tanto questo brano del diario di Etty:
    “vorrei scrivere un intero libro su un sassolino di ghiaia e su un paio di violette. Potrei vivere molto a lungo con una singola pietruzza, e avere la sensazione di vivere nella natura potente di Dio. Ho scoperto solo ora che la pietruzza di ghiaia di quel pomeriggio sul tetto, nel sole, proveniva certamente dai giorni della creazione, e la mia sorpresa per avere scoperto all’improvviso così tanta eternità in una pietruzza non si è ancora sgretolata fino ad oggi”.
    Grazie per avermi fatto conoscere questi diari, che ho letto con enorme piacere.

  2. In me non c’è un poeta.
    In me c’è un pezzetto di Dio che potrebbe farsi poesia.
    Etty Hillesum
    Così inizia il libro di Marina Marcolini “Per voce di donna”
    Marina Marccolini continua:
    per scrivere di Te devo stare in silenzio.
    Stare in silenzio non basta.
    Per scrivere di Te devo dimorare nel silenzio.
    Entro nel silenzio come si apre una porta
    e si oltrepassa la soglia e si è dentro casa.
    Il silenzio non è un vuoto, è una casa
    che mi accoglie nel profumo amico dell’intimità
    uno spazio d’anima, il luogo dell’incontro.
    Per scrivere di chi Ti ha visto e toccato
    devo stare qui dentro:
    dentro la casa del silenzio.
    Grazie di cuore. Anna

  3. IL CREDO di don Michele Do recita…”Credo nello Spirito Santo che vive e opera nelle profondità del nostro cuore per trasformarci tutti a immagine di Cristo”… in queste poche e intense righe del Diario,Etty ne da testimonianza con la propria vita! Tutt’altro che FACILE ma POSSIBILE! Solo l’Amore puo’ trasformarci.

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