Welcome

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Film di Philippe Lioret – con Vincent Lindon, Firat Ayverdi, Audrey Dana, Derya Ayverdi, Thierry Godard. – Drammatico, durata 110 min. – Francia 2009.

Un film bello, se consideriamo la bellezza come manifestazione del vero.

Un film vero quindi. Con pochi sorrisi, uggioso come il cielo d’inverno di Calais, estremo nord della Francia dove il film è ambientato. Drammatico come la storia di Bilal (Firat Ayverdi), giovane curdo clandestino, che in viaggio da mesi attraversa l’Europa a piedi, sotto il rimorchio d’un camion, o nei telonati con la testa avvolta in sacchetti di nylon per non farsi scoprire. Destinazione Inghilterra; non per lavoro, asilo politico, fuga da paesi in rivolta, ma ‘solo’ per amore. Infatti oltre Manica risiede la sua fidanzata, irachena anch’essa ma regolare, promessa dal padre sposa ad un ricco cugino. Fallito il tentativo di attraversare la Manica in traghetto, opta di solcare l’ultimo ostacolo prima della felicità, a nuoto. Simon (Vincent Lindon), istruttore in una piscina comunale, gli insegna a nuotare… Nasce così tra i due un’amicizia forte, a tratti col sapore d’una relazione padre e figlio. L’uomo maturo è colpito da questo giovane dagli occhi tristi, ostinato a giocarsi tutto per un sogno impossibile. E anche Simon da parte sua si gioca tutto; sfida la diffidenza degli ‘onesti’ vicini di casa ospitando nel suo appartamento un clandestino, sfida polizia e leggi disumane nei riguardi dei sans-papiers e capaci di condannare i cittadini troppo umani col prossimo.

Simon rischia tutto, trasformando lo straniero in ospite. Gli crea spazio non solo in casa, ma dentro di sé. E proprio per questo vede trasformarsi la sua stessa vita; in qualche modo l’accoglienza dell’altro l’ha salvato dal suo stesso naufragio. Finalmente penetra una luce di senso in un’esistenza adombrata da solitudine e rimorsi soprattutto riguardo la storia sentimentale con la compagna da cui si sta separando ma che ama ancora terribilmente. In un bar Simon la guarda negli occhi e dice: «Sai perché si è fatto quattromila chilometri a piedi, e ora vuole attraversare la Manica a nuoto? Per amore. E io non son riuscito ad attraversare la strada per fermarti…».

Simon insegna a Bilal ciò che non è riuscito a vivere lui: a non fermarsi dinanzi ai marosi d’un mare d’inverno, simbolo delle difficoltà che la vita può riservare…

Un film vero dicevamo; vero perché attuale, in un momento in cui si respira sempre più la paura dell’altro col rischio di trincerarsi in meschini egoismi piccolo borghesi. Vero perché ci rammenta che negando l’alterità si perde la verità su se stessi.

Un film diretto, spietato, che indaga con rara puntualità ipocrisie e intolleranze della middle class francese, così piccina da nascondere tutto il perbenismo di facciata sotto un banale zerbino con la scritta Welcome.

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