Antoine Jean Baptiste Marie Roger de Saint-Exupéry

Pronunciare il nome di Antoine de Saint-Exupéry, significa associarlo immediatamente al suo indiscusso capolavoro ‘Il piccolo principe’ del 1943. Ma è importante sapere che Antoine Jean Baptiste Marie Roger de Saint-Exupéry (questo il nome per esteso dello scrittore e aviatore francese), è autore di altre circa venti opere tra cui la corposa raccolta di pensieri ‘Citadelle’ del 1948, edito in Italiano da Borla nel 1978 col nome di Cittadella; ‘Vol de nuit’ del 1931 e ‘Terres des hommes’ del 1939. Da queste opere riporto alcuni passaggi.

«L’uomo è innanzi tutto colui che crea. E sono fratelli solo gli uomini che collaborano. E solo vivono coloro che non hanno trovato la pace nelle provviste fatte» (Cittadella).

«Benché la vita umana non abbia prezzo, noi operiamo sempre come se qualche cosa sorpassasse in valore la vita umana… Ma, che cosa?» (Cittadella).

La risposta è chiara: se la vecchiaia e la morte distruggono l’individuo e il suo piccolo mondo, è doveroso impegnarsi per salvare «qualcos’altro di più durevole» (Volo di notte).

Bisogna cioè adoperarsi per conferire all’uomo una certa eternità e universalità; «diversamente, l’azione per sé non giustificherebbe nulla» (Ivi).

«Legati ai nostri fratelli da un fine comune e situato fuori di noi, solo allora respiriamo, e l’esperienza ci mostra che amare non significa affatto guardarci l’un l’altro, ma guardare insieme nella stessa direzione. Non si è compagni che essendo uniti nella stessa cordata, verso la stessa meta in cui ci si ritrova. (Terra degli uomini).

Se l’uomo è opera d’amore, non importa se debba tradursi in durezza. “Effettuarsi”, infatti, significa “trasformarsi”; e trasformarsi implica sofferenza.

«[…]come avviene per l’albero, non sai nulla dell’uomo se lo estendi nella sua durata e lo scomponi nei suoi diversi elementi. L’albero non è seme, poi stelo, poi tronco flessibile, poi legno secco. Non bisogna scomporlo per conoscerlo. L’albero è quel potere che lentamente sposa il cielo. La stessa cosa avviene in te, mio piccolo uomo. Dio ti fa nascere, ti fa crescere, ti colma successivamente di desideri, di rimpianti, di gioie e di sofferenza, d’ira e di perdono, e poi ti richiama a sé. Tuttavia tu non sei né quello scolaro, né quello sposo, né quel bambino, né quel vecchio. Tu sei colui che si effettua». (Cittadella)

Per far essere l’uomo, è indispensabile una fede preliminare nella sua grandezza, che è reale quanto la sua miseria: bisogna credere che egli si può «trasformare e trasfigurare»; che, donandosi agli altri «diviene eterno»; che è capace di divinità. «Esiste soltanto ciò che offri», se non offri te stesso non sei nulla; donandoti divieni. (Cittadella).

«Ciò che tu dai non ti diminuisce, anzi ti accresce nelle tue ricchezza da distribuire. Allo stesso modo chi ama tutti gli uomini in Dio, ama molto di più ciascun uomo di chi non ne ama che uno solo. […]

Non fare economie quando si tratta di movimenti del cuore. Donare significa gettare un ponte sull’abisso della solitudine» (Cittadella).

«Signore, vengo a te poiché ho arato in tuo nome. A te la semina. 

Io ho costruito questo cero. Tocca a te accenderlo. 

Io ho costruito questo tempio. Tocca a te abitare il suo silenzio» (Cittadella).

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