“Chi ama risorge, fin da ora. Gesù indica la via”

Pubblichiamo un articolo a firma Matteo Canestrari, uscito sul giornale Voce della Vallesina.

CUPRAMONTANA: INCONTRO CON DON PAOLO SCQUIZZATO A CONCLUSIONE DEI CORSI BIBLICI GUIDATI DA DON CORRADO MAGNANI

“Chi ama risorge, fin da ora. Gesù indica la via”

“Non siamo nati perfetti, siamo deboli, fragili. Ma siamo in trasformazione, stiamo spiccando il volo. Dio è l’amore che attrae, come la luce che attrae il fiore per portarlo a pienezza”. Questo il messaggio di don Paolo Scquizzato della comunità dei sacerdoti del Cottolengo. Nella sua vita si dedica alla predicazione e alla formazione spirituale, in particolare del laicato e dirige la Casa di spiritualità «Mater Unitatis» di Druento (To). Le brevi ma intense parole prima citate sono estratte dal suo intervento di sabato 3 giugno. Nella splendida cornice dell’abbazia del Beato Angelo a Cupramontana si è svolto l’incontro di chiusura dei percorsi di formazione spirituale dei vari gruppi guidati da don Corrado Magnani. Un incontro che ha guidato le circa ottanta persone presenti alla scoperta del volto vero e umano di Dio fornendo spunti di vita e strumenti utili per curare la relazione con Lui attraverso la preghiera. “Dio è amore che ha un solo desiderio: che giunga alla pienezza di me.” Dio allora è quel genitore, quel padre e quella madre, che ci accompagna per raggiungere la vita piena. Anche se non mancano tempeste, onde e vento forte. Citando un commento di Ermes Ronchi al Vangelo di Marco (Mc 4,35-41), don Paolo ci ha permesso di accogliere un Dio che non è fuori, ma dentro il mondo. «Dio non è altrove e non dorme. È già qui, sta nelle braccia degli uomini, forti sui remi; sta nella presa sicura del timoniere; è nelle mani che svuotano l’acqua che allaga la barca; negli occhi che scrutano la riva, nell’ansia che anticipa la luce dell’aurora. Dio è presente, ma a modo suo; vuole salvarmi, ma lo fa chiedendomi di mettere in campo tutte le mie capacità, tutta la forza del cuore e dell’intelligenza. Non interviene al posto mio, ma insieme a me; non mi esenta dalla traversata, ma mi accompagna nell’oscurità. Non mi custodisce dalla paura, ma nella paura. Così come non ha salvato Gesù dalla croce, ma nella croce. L’intera nostra esistenza può essere descritta come una traversata pericolosa, un passare all’altra riva,quella della vita adulta,

responsabile, buona. Dio risponde chiamandomi alla perseveranza, moltiplicandomi le energie; la sua risposta è tanta forza quanta ne serve per il primo colpo di remo. E ad ogni colpo lui la rinnoverà. Non ti importa che moriamo? La risposta, senza parole, è raccontata dai gesti: mi importa di te, mi importa la tua vita, tu sei importante. Mi importano i passeri del cielo e tu vali più di molti passeri, mi importano i gigli del campo e tu sei più bello di loro. Tu mi importi al punto che ti ho contato i capelli in capo e tutta la paura che porti nel cuore. E sono qui. A farmi argine e confine alla tua paura. Sono qui nel riflesso più profondo delle tue lacrime, come mano forte sulla tua, inizio d’approdo sicuro.» L’amore ti accompagna e, a forza di amarti, di starti accanto in maniera amorevole, suscita in te il desiderio di diventare migliore, di compierti. Suscita in te il desiderio di sbocciare. In questa visione, Gesù indica la via per poter sbocciare. In fondo, fare del nostro cammino una vita piena significa seguire la via del Vangelo, dell’amore, della carità, del perdono, della giustizia. Essere cristiani alloranon è credere in qualcosa, ma in qualcuno: Gesù di Nazaret. Credere vuol dire affidarsi, lasciarsi guidare dalle Sue parole per continuare la sua opera mettendosi all’ascolto e al servizio dei deboli, dei fragili, dei fratelli: “Perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi” (Mt 25, 35-36).

Cosa ci lascia tutto questo?

La consapevolezza che seguire questo cammino di amore, seppur a volte faticoso, può far cambiare il nostro sguardo sulla vita. Perché siamo chiamati a risorgere fin da ora, in qualsiasi periferia esistenziale ci troviamo.

Perché chi ama risorge.

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